Violazioni delle norme sulla sicurezza del lavoro

Violazioni delle norme sulla sicurezza del lavoro

Modifiche alla disciplina della sospensione dell’attività imprenditoriale

(art. 14, D.Lgs. n. 81/2008, così come modificato dell’art. 13, D.L. n. 146/2021)

Sospensione per lavoro irregolare (cioè senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro)La sospensione per lavoro irregolare scatta a fronte del riscontro da parte degli Ispettori del lavoro che almeno il 10% dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro risulti occupato, al momento dell’accesso ispettivo, senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro (nel testo previgente il riferimento era al 20%).
Sospensione per violazioni di norme in materia di salute e sicurezzaIl provvedimento di sospensione opera a prescindere dal settore di intervento e senza più alcun vincolo di “reiterazione” (come, invece, era richiesto nella precedente formulazione), qualora gli Ispettori del lavoro accertino la sussistenza di gravi violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro.  Le violazioni devono essere individuate da un decreto ministeriale, ma frattanto, per rendere il provvedimento di sospensione immediatamente adottabile ed incisivo, le violazioni sono individuate nel nuovo Allegato I al D.Lgs. n. 81/2008, il quale elenca violazioni che espongono: – a rischi di carattere generale: mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi, mancata elaborazione del Piano di Emergenza ed evacuazione, mancata formazione ed addestramento, mancata costituzione del servizio di prevenzione e protezione e nomina del relativo responsabile e mancata elaborazione Piano Operativo di Sicurezza (POS), omessa vigilanza in ordine alla rimozione o modifica dei dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo; – al rischio di caduta dall’alto: mancata fornitura del dispositivo di protezione individuale contro le cadute dall’alto e mancanza di protezioni verso il vuoto; – al rischio di seppellimento: mancata applicazione delle armature di sostegno, fatte salve le prescrizioni desumibili dalla relazione tecnica di consistenza del terreno; – al rischio di elettrocuzione: lavori in prossimità di linee elettriche in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi; presenza di conduttori nudi in tensione in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi; mancanza protezione contro i contatti diretti ed indiretti (impianto di terra, interruttore magnetotermico, interruttore differenziale). Dall’elenco contenuto nel precedente Allegato I scompare il riferimento al rischio d’amianto, mentre di rilievo appare l’inserimento della ipotesi della mancata vigilanza circa la rimozione o la modifica dei dispositivi di sicurezza, di segnalazione o di controllo. La sospensione per ragioni di sicurezza è adottata in relazione alla parte dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni o alle attività svolte dai lavoratori privi di formazione ed addestramento o del dispositivo di protezione individuale contro le cadute dall’alto (numeri 3 e 6 del nuovo Allegato I, nelle more dell’adozione del decreto ministeriale). Insieme al provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale, l’INL può imporre specifiche misure atte a far cessare il pericolo per la sicurezza o per la salute dei lavoratori durante il lavoro. Una novità rilevante introdotta dalla riformulazione dell’art. 14 del D.Lgs. n. 81/2008 consiste nel fatto che è stata eliminata la discrezionalità rispetto all’adozione del provvedimento di interdizione. Infatti, nel nuovo testo è scritto espressamente che l’Ispettorato adotta un provvedimento di sospensione, mentre nella precedente versione era indicato che gli organi competenti “possono” adottare un provvedimento di sospensione.  
Adozione del provvedimento di sospensione da parte dell’INLL’INL adotta il provvedimento di sospensione nell’immediatezza degli accertamenti ma anche, su segnalazione di altre amministrazioni, entro 7 giorni dal ricevimento del relativo verbale (art. 14, comma 3, D.Lgs. n. 81/2008).  E fatto divieto di adottare il provvedimento di sospensione per lavoro irregolare quando il lavoratore trovato irregolare è l’unico occupato dall’impresa (art. 14, comma 4, D.Lgs. n. 81/2008). Tuttavia, gli Ispettori del lavoro devono comunque procedere ad allontanare il lavoratore irregolare dal luogo di lavoro, finché non sia stato regolarizzato (ML circolare n. 33/2009). E’ previsto il differimento degli effetti sospensivi del provvedimento di sospensione dalle ore 12 del primo giorno lavorativo successivo ovvero dal momento della cessazione dell’attività lavorativa in corso che non sia possibile interrompere, ma la decorrenza degli effetti sospensivi deve essere comunque immediata se si riscontrano situazioni di pericolo imminente o di grave rischio per la salute dei lavoratori o dei terzi o per la pubblica incolumità (art. 14, comma 4, D.Lgs. n. 81/2008).  
Istanza e provvedimento di revocaAnche l’esercizio del potere di revoca del provvedimento di sospensione è stato modificato (art. 14, commi 9-10, D.Lgs. n. 81/2008).  L’organo di vigilanza che ha adottato il provvedimento può revocarlo, su istanza dell’imprenditore sospeso, se sussistono le seguenti condizioni: – regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria, anche sotto il profilo degli adempimenti in materia di salute e sicurezza; – accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro; – rimozione delle conseguenze pericolose delle gravi violazioni di sicurezza. E’ confermato (anche se modificato l’importo) l’ulteriore obbligo del pagamento di una somma aggiuntiva per ottenere la revoca e riprendere lo svolgimento delle attività sospese: – nelle ipotesi di sospensione per lavoro irregolare il soggetto sospeso deve pagare una somma pari a 2.500 euro fino a 5 lavoratori irregolari; a 5.000 euro se sono impiegati più di 5 lavoratori irregolari (in precedenza era pari a euro 2.000 a prescindere dal numero dei lavoratori); – nelle ipotesi di sospensione in materia di salute e sicurezza la somma aggiuntiva da pagare varia a seconda delle violazioni riscontrate secondo quanto indicato nell’adottando decreto ministeriale e, nelle more, nell’Allegato I al D.Lgs. n. 81/2008 con riferimento a ciascuna fattispecie di illecito previste in tre soglie: euro 3.000, euro 2.500 oppure euro 300 per ciascun lavoratore interessato (in precedenza era pari a euro 3.200 a prescindere dal tipo di violazione accertata). Le somme aggiuntive così determinate sono raddoppiate se, nei 5 anni precedenti alla adozione del provvedimento, la stessa impresa è stata destinataria di un provvedimento di sospensione (art. 14, comma 10, D.Lgs. n. 81/2008). E’ possibile ottenere la revoca della sospensione senza pagare subito l’intera somma prevista, se su istanza di parte, fermo restando il rispetto delle altre condizioni richiamate, l’imprenditore sospeso paga immediatamente il 20% della somma aggiuntiva dovuta (in precedenza era il 25%), mentre l’importo residuo, con una maggiorazione del 5%, va versato entro i 6 mesi successivi alla presentazione dell’istanza di revoca. In caso di omesso o di parziale versamento dell’importo residuo nel termine fissato, il provvedimento di revoca costituisce titolo esecutivo per la riscossione dell’importo non versato (art. 14, comma 11, D.Lgs. n. 81/2008).  
Ricorso amministrativo nei confronti dei provvedimenti di sospensioneIl decreto fiscale modifica il quadro regolatorio relativo al contenzioso, prevedendo la possibilità di proporre ricorso amministrativo esclusivamente nei confronti dei provvedimenti di sospensione per lavoro irregolare ed escludendo qualsiasi contenzioso amministrativo per la sospensione in materia di sicurezza sul lavoro (art. 14, comma 14, D.Lgs. n. 81/2008).  Nei confronti dei provvedimenti di sospensione adottati dall’INL per l’impiego di lavoratori senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro è ammesso ricorso, entro 30 giorni (termine raddoppiato, in precedenza 15 giorni), all’Ispettorato interregionale del lavoro territorialmente competente, il quale si pronuncia nel termine di 30 giorni dalla notifica del ricorso (termine raddoppiato anche per la decisione). Continua ad essere prevista una ipotesi espressa di silenzio-accoglimento per cui decorso inutilmente il termine di 30 giorni per la decisione il ricorso si intende accolto.  
Sanzioni penaliQuanto alla condotta del soggetto sospeso che non chiede la revoca e non rispetta la sospensione la norma stabilisce che sia punito:  – con l’arresto fino a 6 mesi nelle ipotesi di sospensione per le violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro; – con l’arresto da 3 a 6 mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro nelle ipotesi di sospensione per lavoro irregolare (nel testo precedente la pena pecuniaria era prevista nell’importo da 3.071,27 a 7.862,44 euro e in ipotesi di recidiva nel triennio, da 3.350,47 a 8.577,20 euro). Sempre sul piano sanzionatorio, viene confermata anche l’ulteriore sanzione interdittiva già prevista nel quadro normativo previgente, con una forte semplificazione, in quanto si prevede che per tutto il periodo di sospensione può essere fatto divieto all’impresa di contrattare con la pubblica amministrazione (art. 14, comma 2, D.Lgs. n. 81/2008). A questo fine il provvedimento di sospensione deve essere comunicato all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) e al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, per gli aspetti di rispettiva competenza.  
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